pergotenda chiusa con vetri: rimane attività libera
Questo post fa parte di quel gruppo di documenti che commentano interi testi di sentenze. nel caso di specie, analizziamo una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato permanere nell’attività edilizia libera un intervento di installazione di una pergotenda a fini commerciali, chiusa perimetralmente da vetrate smontabili e impacchettabili.
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Il testo della sentenza (CdS sez II n°5825/2025) è riportato integralmente, con eliminazione di alcuni elementi ritenuti secondari e con l’oscuramento dei dati del comune, della società interessata, degli avvocati e di altri soggetti eventualmente citati. La sentenza originaria non contiene gli omissis. I miei commenti li trovate in calce al testo della sentenza.
- 2022: deregulation delle vetrate scorrevoli: le nuove Vetrate Panoramiche
- 2016: sentenza consiglio di stato su pergotenda e vetrate scorrevoli
- 2014: tende, pergotende, pensiline, tettoie: differenze tecniche ed autorizzative
- 2015: tettoie, pensiline, pergotende: post breve
- 2020: raccolta di sentenze significative per Roma (vi trovate commentate diverse sentenze anche riguardo le pergotende che hanno avuto ad oggetto fatti avvenuti a Roma o nel Lazio)
testo della sentenza:
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N. 05469/2022 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 5469 del 2022, proposto da contro
Comune di […], in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dall’avvocato […], con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio […] in Roma, via […]; Per la riforma
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte, Sez. II, n. 318/2022, pubblicata il 4/4/2022 Visti [omissis] FATTO
La società […] ha impugnato dinanzi al T.A.R. Piemonte l’ordinanza n. 218/2020 con cui il Comune di […] le ha intimato il ripristino dello stato dei luoghi dell’immobile di via […]. Il giudice di prime cure ha ritenuto il ricorso “… fondato con riferimento alla recinzione (opera A)”, ma “… infondato rispetto al dehor (opera B)”, ravvisando quindi la legittimità dell’ordinanza comunale nella parte in cui è stata sanzionata l’abusività del dehors. Premesso in fatto e considerato in diritto: 1. La società […] di […] è proprietaria del fabbricato, con destinazione d’uso commerciale, sito nel Comune di […], in Via […], contraddistinto nel N.C.U. dal Foglio n. […] – mappale n. […], nel quale svolge attività di somministrazione di alimenti e bevande. 2. L’immobile è stato costruito in forza del permesso di costruire n. […] in data […].2016 e successive varianti. In data […].2019, la ricorrente ha presentato SCIA per la realizzazione, fra l’altro, di un dehor ad est del fabbricato, costituito da una pavimentazione in gres porcellanato (dimensioni di 3,50 x.7,70), coperta da una tenda retrattile in pvc; la tenda è sorretta da una struttura in alluminio, di altezza pari a m. 2,78, formata da tre piantoni (dimensioni 15×15 ciascuno) montanti e reggitenda (dimensioni 15×20). Sulla struttura portante sono stati poi montati – con inserimento nei binari predisposti – dei pannelli in vetro, scorrevoli, a completamento della pergotenda “Palladia” ivi installata. 3. In data 30.8.2019, l’odierna appellante ha presentato allo Sportello Unico delle Attività Produttive una SCIA Unica per lo svolgimento, nell’ambito del suddetto fabbricato, dell’attività di “ristorazione pubblica con somministrazione diretta (anche connessa con aziende agricole)”, per una superficie complessiva dell’esercizio pari a mq. 72,50, di cui mq. 47,71 per la sala interna e mq. 24,79 per il dehor. 4. Con atto prot. n. 3466 del 14.2.2020, il Comune di […] ha comunicato all’[…] l’avvio di un procedimento, finalizzato ad una generica verifica della situazione generale dell’area della società stessa. In data 16.9.2020 si è svolto un sopralluogo presso il compendio immobiliare in esame, all’esito del quale, con riferimento alla recinzione e al dehor sopra citati, è stata verbalizzata l’asserita necessità di ulteriori accertamenti presso l’Ufficio Tecnico comunale. 5. Con ordinanza del responsabile dell’area tecnica in data 24.10.2020 n. 218, l’Amministrazione ha quindi ordinato ad entrambi i soci accomandatari dell’[…] di rispristinare, entro 60 giorni dalla notifica dell’ingiunzione, lo stato dei luoghi “secondo quanto autorizzato, assumendo che: – la parte di recinzioni in doghe sarebbe stata difforme dal permesso di costruire ed in contrasto con il criterio di trasparenza ex art. 24, co. 2, delle NTA del PRG; – il dehors, per la presenza dei pannelli laterali si configurerebbe come un “nuovo fabbricato, peraltro quale ampliamento della superficie di somministrazione autorizzata, realizzato in assenza della prescritta distanza minima di arretramento dalla sede stradale e della verifica del Sul (superficie utile lorda) e della Sc (superficie coperta). 6. Tale provvedimento è stato impugnato da Osteria del Mercato Sas avanti il TAR Piemonte che con la sentenza n. 318 del 4.4.2022, ha accolto la domanda di annullamento del provvedimento comunale nella parte in cui ha ingiunto la demolizione della recinzione. 7. Il TAR ha giudicato invece legittima l’ordinanza gravata con riferimento al dehor, affermando, in sintesi, che: – l’apposizione di vetrate scorrevoli non destinate a sorreggere la tenda, bensì a chiudere lo spazio esterno, snaturerebbe l’opera ingenerando un ampliamento dei locali del ristorante e la creazione di un nuovo volume o superficie; – l’apposizione degli impianti termici denoterebbe la diversa modalità di fruizione del locale destinato ad uso continuativo anche a fronte di condizioni climatiche non compatibili con la permanenza all’esterno; – il contestato ampliamento, nel testo dell’ordinanza, della superficie di somministrazione autorizzata sarebbe un “rilievo accessorio e come tale inidoneo a denotare uno sviamento del potere di repressione degli abusi edilizi”; – il dehors non potrebbe qualificarsi come una pertinenza urbanistica dell’edificio principale, esulando dal predetto concetto gli interventi consistenti in ampliamenti, in termini di volumetria, sagoma o superficie, di parti integranti dei fabbricati. Sulla base di tali motivazioni, il Giudice di primo grado ha concluso che le vetrate “non assentite e idonee – per quanto esposto – a ingenerare una trasformazione edilizia rilevante, devono essere rimosse, fermo il mantenimento della pergotenda”. 8. […] interpone il presente atto di appello in parte qua della sentenza 318/2021 della Sezione II del TAR Piemonte, con riferimento alle statuizioni sul dehor e sulle spese, deducendo un unico motivo di diritto. 9. Si è costituito nel grado il Comune di […], con atto depositato il 5/7/2022 e successiva memoria depositata il 22/7/2022 con cui ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado. 10. Con ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, Sezione II, del 27/7/2022, n. 3632, è stata rigettata l’istanza di sospensiva, con compensazione delle spese di lite. 11. E’ stata depositata il 30/5/2025 memoria difensiva da parte dell’appellante e memoria di replica del Comune di Oleggio, depositata il 11/6/2025. 12. All’udienza pubblica da remoto del 2 luglio 2025, la causa è stata trattenuta in decisione. DIRITTO
1. Con unico motivo di appello, rubricato “violazione e falsa applicazione di norme di diritto, travisamento dei fatti, carenza, erroneità e illogicità della motivazione”, gli appellanti deducono che i giudici di primo grado si sarebbero discostati dall’orientamento del Consiglio di Stato, espresso nella sentenza della Sez. VI, 14.10.2019, n. 6979, secondo cui l’apposizione, nella struttura di supporto, di una tenda retrattile, di pannelli laterali in vetro scorrevoli non muta la natura dell’opera determinando la creazione di uno spazio chiuso stabilmente configurato e quindi non genera nuovo volume o superficie. Nello stesso senso , in una recente sentenza, con riguardo ad una struttura caratterizzata da una tenda retrattile e chiusure laterali con teli, è stato enunciato che: “gli interventi di arredo di spazi aperti effettuati con materiali leggeri devono di norma (ossia ove non vi siano peculiari e specifiche previsioni vincolistiche o pianificatorie puntualmente ostative, nella specie insussistenti) essere considerati liberamente ammissibili, in quanto idonei a realizzare il miglior godimento dell’immobile senza incidere significativamente su di esso: ossia lasciandone inalterate le caratteristiche edilizie, progettuali, culturali, ambientali ed estetiche dell’edificio (tali ultimi caratteri rilevando, va da sé, solo a fronte dei pertinenti vincoli)” (sottolineature ed evidenziazioni aggiunte, Cons. Stato, Sez. II, 4.5.2022 n. 3488). Il caso di specie sarebbe quindi riconducibile alla categoria degli interventi che possono essere eseguiti in assenza di un titolo abilitativo perché non comportano alcuna rilevante trasformazione dello stato dei luoghi. Richiamano poi la perizia a firma del Geom. Marco Mazzeri asseverata in data 3.2.2021 (doc. 12 fascicolo di primo grado), che il TAR adito avrebbe completamente ignorato, per cui i pannelli esulano dalla funzione di tamponamento perimetrale anche considerato che: – hanno una esigua sezione di. 10 mm, di gran lunga inferiore rispetto allo spessore dei vetri usati per le finestre (28/30 mm), che li rende assimilabili, a tutti gli effetti, a un tendaggio; – sono totalmente amovibili, in quanto privi di opere murarie ed assemblati tra loro in modo da rendere possibile lo smontaggio mediante la semplice operazione di estrazione dai binari in cui scorrono, senza alcuna demolizione; – non sono termoisolanti, difettando dei requisiti richiesti dalla norma UNI EN 1435-1 (Trasmittanza termica U limite in zona climatica E 1,90 (W/mqk) Pannello di vetro installato 4.90 (W/mqk); – tra un pannello e l’altro rimane uno spazio vuoto e, quindi, l’ambiente del dehor non è isolato; – l’apposizione dei pannelli non ha modificato la superficie commerciale dell’esercizio pubblico che è rimasta inalterata. Tutto ciò premesso, il ricorso è fondato. Si deve infatti dare continuità all’orientamento anche recentemente espresso da questo Consiglio di Stato Sez. VI, Sentenza, 27/1/2025, n. 607, secondo cui “Un’opera costituita da una struttura con copertura retrattile e chiusura laterale con vetrate scorrevoli, se mantiene la destinazione esterna dello spazio senza trasformarlo in un ambiente stanziale chiuso e stabile, deve qualificarsi come pergotenda. Tale qualificazione la colloca tra le opere di edilizia libera, ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 380 del 2001e del “Glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera” (D.M. 2 marzo 2018), non essendo quindi soggetta a titolo edilizio. Pertanto, essendo la fattispecie in esame in via di fatto esattamente sovrapponibile all’ipotesi sopra definita, come si ricava dalla sopra riportata descrizione dell’opera in contestazione, l’appello deve essere accolto. Per l’effetto, in riforma della gravata sentenza, vanno annullati gli atti impugnati.
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- la dimensione assoluta della vetrata non determina lo sconfinamento oltre le definizioni di attività libera;
- l’unione di pergotenda (attività libera) e VePa (attività libera) continua a dare come risultato attività libera o comunque elemento che non determina un volume significativo ai fini edilizi.

